Rando Ecrins

Tour del Vieux Chaillol in 5 giorni

5 days
Durata
Difficile
Difficile
Itinérance
Itinérance
96,7 km
Lunghezza totale
5854 m
Dislivello
Utilizzo
  • A piedi
Tema
  • Fauna
  • Rifugio
  • Storia ed architettura

Departure : Borgata les Paris, Saint-Jacques-en-Valgaudemar

Il Tour del Vieux Chaillol è un GR tra paesi che collegano l’alta montagna della vallata Valgaudemar ai paseaggi boschivi di Champsaur.

Proposto qui in cinque tappe, questo itinerario escursionistico si snoda intorno al massiccio sullo spartiacque tra il Champsaur e il Valgaudemar. Il punto culminante del tour è il Vieux Chaillol, a 3163 m. A Villar-Loubière nel Valgaudemar e al rifugio di Pré de la Chaumette l’itinerario si congiunge al GR 54, che ha caratteristiche decisamente più sportive.

Dalla borgata les Paris addentrarsi costeggiando un canale d’irrigazione, nella lunga e diritta valle di Valgaudemar. Da Villar-Loubière al rifugio di Pré de la Chaumette attraverso i colli di Vallonpierre, di Gouiran e della Vallette, il sentiero comincia a salire e il paesaggio cambia con il grandioso circo glaciale del Gioberney. Questa parte del tour, che si trova praticamente nel Parco nazionale degli Ecrins ed è in comune con il GR 54, richiede uno sforzo maggiore, ricompensato però dal paesaggio e dall’ambiente di alta montagna. Da questo punto il Champsaur si percorre lungo un sentiero balcone. Dal rifugio di Pré de la Chaumette, nella valle di Champoléon, costeggiare l’impetuoso torrente Drac Blanc, che si incassa in una valle austera dapprima da est verso ovest, per cambiare poi direzione da nord a sud, allargandosi su verdi pascoli e bagnando numerose borgate. Si tratta di una valle larga, in cui si possono ritrovare già le influenze mediterranee, che la rendono affascinante per il suo paesaggio più rurale che montano, per le sue borgate e paesini con le case coperte da tegole e per i suoi ariosi boschi di larici.
 

Transport

Fermata a Saint-Firmin, sulla linea di bus Grenoble-Gap (a 2 km da les Paris)

Accesso

Dalla N85 imboccare la D16 in direzione di Lallée, seguire la D16a e poi la  D316. Imboccare la prima strada a destra dopo Entrepierre.

Ufficio Informazioni

Casa della valle dello Champsaur

Informazioni e documentazione, mostre temporanee. Vendita di prodotti e opere del Parco. Nello stesso spazio, home office turistico di alta Champsaur. Ingresso libero. Tutte le animazioni del Parco sono gratuite salvo indicazione contraria.


05260 Pont-du-Fossé

Sito web - Email - 04 92 55 95 44

Lat: 44.6672, Lng: 6.22795

Casa del Parco dello Valgaudemar

Informazioni, documentazione e una reception con mostre permanenti e temporanee. La Maison du Parc è etichettato "Turismo e disabilità". Ingresso libero. Tutte le animazioni del Parco sono gratuite salvo indicazione contraria.

Ancien Asile Saint-Paul
05800 La Chapelle-en-Valgaudemar

Sito web - Email - 04 92 55 25 19

Lat: 44.81836, Lng: 6.19371

Casa del Turismo di Champsaur & Valgaudemar

Aperto tutto l'anno: Lunedi a Venerdì dalle 9 alle 12 e ore 14 alle 18h.

Les Barraques
05500 La Fare en Champsaur

Sito web - 04 92 49 09 35

Lat: 44.67429, Lng: 6.06485

Questo itinerario si snoda nella parte centrale del Parco Nazionale, siete inviatati a leggere le regole di accesso.

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Sul percorso...
Picolo patrimonio
Il canale di Herbeys

Gli abitanti di Valgaudemar cercano da molto tempo di controllare i corsi d’acqua per compensare le deboli precipitazioni estive. Il canale di Herbeys è tuttora funzionante e viene regolarmente utilizzato, permettendo così, con i suoi oltre 600 litri di acqua al secondo, di irrigare "da fermo" 289 ettari di terreno nei comuni di  Chauffayer e di St-Jacques. Lungo circa 28 km, fu costruito per iniziativa di François Dupont de Pontcharra des Herbeys. La manutenzione del canale è effettuata ogni anno dai membri del sindacato dei fruitori, che per diversi giorni sono occupati con la manutenzione del canale e il consolidamento delle volte.

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Architettura
La Chiesa parrocchiale di Saint-Maurice

Costruita dai monaci cluniacensi, questa chiesa è la più antica tra tutte quelle delle valli del Champsaur e del Valgaudemar: la sua esistenza è attestabile sin dalla fine del XI secolo. Il campanile quadrangolare appartiene al repertorio tradizionale lombardo. L’interno, piuttosto semplice, è composto da tre navate con volta a crociera e un’abside. Risparmiata dalle guerre di reglione del XVI secolo, il primo restauro della chiesa data 1668.

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Punto di vista
Le "cime" dell'Olan

L'Olan è una cima maggiore del massiccio degli Écrins, che culmina a 3564 metri ed è composto da tre cime, di cui la più alta è la cima nord. La prima ascensione alla vetta centrale del monte Olan risale all’8 luglio 1875, alla vetta nord al 29 giugno 1877 ad opera del famoso alpinista  W.B. Coolidge e della sua guida Almer. L’ascensione per la via normale, con partenza dal rifugio de l'Olan, accompagnati da una guida se non si hanno conoscenze di alpinismo, può rappresentare un buon obiettivo nel Valgaudemar.

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Storia
Le omelette di Andrieux

Ad Andrieux (Villar-Loubière) il sole non raggiunge la frazione per ben 110 giorni all’anno! Si narra che il 10 febbraio gli abitanti si recassero sul ponte per festeggiarne la ricomparsa, dopo molti mesi di assenza. Ciascuno di loro posava un’omelette sui parapetti del ponte e si recava nel prato vicino, dove aveva inizio la farandola, che proseguiva sino al momento in cui il sole spuntava e in cui gli abitanti andavano a riprendersi le omelette, che venivano offerte al sole, e rientravano poi con le loro famiglie per mangiarle.

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Flora
Scrofularia di primavera

Ci sono piante che non assomigliano a nessun’altra. È il caso della scrofularia della primavera. La sua altezza (dai 30 agli 80cm), la sua pelosità, il suo stelo quadrato dalle larghe foglie dentate ed il suo colore verde-giallo formano un insieme che attira l’occhio. Pianta molto rara nelle « Hautes-Alpes », la sua area di ripartizione copre tutta l’Europa centrale e meridionale dai Pirenei alla Russia. La sua data di fioritura varia da aprile a luglio. Sarebbe probabilmente fuggita dai giardini di semplici del Medioevo dove i religiosi coltivavano piante medicinali. Il suo habitat è particolare : ruderi e vecchi muri. Pensate a non coglierla, la sua osservazione è interessante quanto la sua raccolta.

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Fauna
Civetta di Tengmalm

La civetta di Tengmalm è una specie tipica delle foreste di coniferi . È presente tutto l’anno nelle zone di montagna di Francia. In questa foresta, ne vivono alcuni individui che è difficile scorgere. Facile da riconoscere, la civetta di Tengmalm ha degli occhi giallo dorato cerchiati di nero e sormontati da sopracciglia chiare. Annida spesso nei loculi forati dal picchio nero o nelle cavità naturali degli alberi vecchi. Si nutre di piccoli mammiferi :topi campagnoli che caccia di notte.

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Fauna
Chamois

Animal emblématique des Alpes, le chamois ou « chèvre des rochers » porte de courtes cornes noires et crochues. Au printemps, il est plus facilement observable avec des jumelles autour des lacs de Pétarel et parfois en solitaire dans la forêt. Les chèvres et éterlous (jeunes mâles d'un an) aiment à constituer de grandes hardes ; a contrario, les boucs restent plutôt isolés pour ne rejoindre les femelles qu’à la saison des amours. L’hiver, les chamois aspirent à beaucoup de tranquillité car ils vont survivre en économisant leurs réserves de graisse.

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Flora
I mirtilli

Il mirtillo è un piccolo arbusto fitto, con rami verdi e spigolosi e piccole foglie tenere, ovali e finemente dentellate. I fiori color vinaccia sono solitari e a forma di campana e producono, a partire dal mese di agosto, delle bacche commestibili dalla polpa viola, colore da cui deriva il nome popolare del mirtillo "bocca nera". In questa zona versanti interi in quota si ricoprono di rosso vivo, ben visibile in autunno. Pare che il suo nome scientifico "vaccinium" (dal latino vacca) derivi dal fatto che il mirtillo costituisce un complemento alimentare per la fauna baccivora (ovvero che si nutre di bacche), frugivora o erbivora.

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Geologia
Gli Oules del diavolo

La parola "oule" deriva dal latino olla, che siginfica pentola. Le Oules del diavolo sono formate da una successione di cascate all’interno di una stretta gola. Con il passare del tempo l’acqua e i sassi della Séveraisse hanno eroso la dura roccia, scavando e lucidando le cavità e dando loro delle forme spettacolari. Tuttora vi sono delle barriere, installate in seguito ad alcuni incidenti mortali.

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Flora
Le colture foraggere

Le colture foraggere circondano il paese di La Chapelle. Sfortunatamente questi prati, ricchi di fiori e insetti, sono sempre più sovente sostituite da prati temporanei, cioé seminati in alcune stagioni. L’innaffiamento di questi prati avviene ancora utilizzando i canali, sempre ben tenuti dagli utilizzatori con il sostegno del parco nazionale. Potrete ammirare la chiusa del canale della Grande Levée, poco lontano dal sentiero che si avvicina alla Sèveraisse. Questi canali sono molto importanti per il mantenimento della flora delle zone umide, come l’erba milza e la gagea, entrambe specie protette.

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Punto di vista
Le cascate e i panorami sulla valle

Lungo il percorso scoprirete le cascate di Combefroide e del Casset, sul versante a bacìo della valle. L’itinerario offre anche una graziosa vista panoramica sui lati est e ovest della valle della Sèveraisse, all’altezza della borgata di Casset. Dalla frazione del  Rif du Sap un bel profilo dalla valle testimonia l’erosione dei ghiacciai del quaternario.

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Storia
Un percorso pieno di storia

Il ponte del Casset è l’ultimo ponte antico a non essere stato portato via dalle piene della Sèveraisse. Sulla riva destra di questa magnifica opera detta “romana” vi è la frazione Casset, che deve il suo nome alla grande casse che la delimita. Questo paese, come quello di Bourg, fu parzialmente sommerso da una frana. Rif du Sap fu invece travolto da una valanga che nel 1944 spazzò via le case della parte altra della frazione. La frazione  Clot fu inondata nel 1928 e abbandonata completamente nel 1934, quando un incendio distrusse la quasi totalità delle abitazioni.

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Storia
La toponimia del Valgaudemar

Valgaudemar, nome altisonante dalle sillabe di bronzo che risuonano nelle nostre orecchie. Alcuni sostengono che questo nome evochi la valle di Maria: Gaude Maria "rallegrati, Maria", sebbene sia più credibile pensare che sia legato al nome Gaudemar, nome che fu portato tra gli altri dall’ultimo re di Burgondes (524), popolo germanico che invase queste regioni nel 406. Nei testi antichi si legge Vallis Gaudemarii dal 1284. Le leggende, la poesia e l’immaginazione distorcono spesso la ricerca dell’origine dei nomi.

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Architettura
Un habitat tradizionale

Nelle borgate di Casset, Bourg e Rif du Sap si può trovare qualche vecchia casa tipica del Valgaudemar. Qualche tetto in paglia, "tounes" (ingressi a volta delle abitazioni), pavimentazioni in pietra… sono interessanti esempi di architettura che meriterebbero di essere conservati. Meno costosa e di più facile manutenzione, la lamiera ha progressivamente sostituito la paglia sui tetti.

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Fauna
L’aquila reale

Golden eagleTra La Chapelle e Le Clot non è raro osservare l’aquila reale in volo sui pendii soleggiati. Questo maestoso rapace dal piumaggio scuro talvolta arricchito con belle macchie bianche sotto le ali, durante l’estate si trova in compagnia del biancone, più piccolo e molto chiaro, e del grifone, più grande ma con la coda corta, che vive sovente in gruppo. Nulla di strano in tutto ciò, perché sui pendii a bacìo questi uccelli trovano correnti ascendenti termiche che permettono loro di volare in alto e percorrere grandi distanze.

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Architettura
La toune

Caratteristica architettonica del Champsaur-Valgaudemar, la toune è un portico con volta a botte che si trova sulla facciata principale dell’abitazione. Ripara l’ingresso della casa e della scuderia e permette talvolta di immagazzinare il materiale, come la legna, all’asciutto. La toune era sovente intonacata di bianco per riflettere il calore del sole. Gli abitanti della casa vi si sistemavano per fare piccoli lavori come ricamare e rammendare

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Picolo patrimonio
La via clause

In alcuni tratti del percorso camminerete tra due muretti di pietra. Queste "vie clause" sono state costruite per impedire agli animali domestici che salivano all’alpeggio di calpestare e mangiare l’erba dei prati che era loro destinata per l’inverno. La più notevole di tutte si trova all’uscita della vecchia borgata del Clot ed è stata recentemente restaurata dal Parco nazionale degli Ecrins.

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Rifugio
Il rifugio del Clot Xavier Blanc

Curioso che questo rifugio sia stato costruito sotto la strada che sale al Gioberney a una quota di soli 1397 m. Il fatto strano è che si trova in quel luogo da oltre un secolo, molto prima che la strada fosse costruita! In effetti, questa costruzione semplice e solida apparteneva alla Valgodemar Mining Company che sfruttava il ricco sottosuolo di questa zona estraendo rame e piombo argentifero. Quando le attività di estrazione cessarono, il CAF acquistò l’edificio e gli diede il nome di Xavier Blanc, in ricordo di uno dei soci fondatori del CAF, senatore delle Hautes-Alpes.

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Fauna
Gli uccelli d’alta quota

L’autunno è la stagione delle migrazioni. La montagna, con inverni troppo rigidi, perde temporaneamente i suoi abitanti. Alcuni di loro migrano verso quote più basse, in valle o sui litorali, come il sordone, il codirosso, l’organetto o il fanello eurasiatico. Altri partono per un lungo viaggio verso i paesi caldi. Il Sahara offrirà un inverno clemente al codirossone, allo stiaccino e al culbianco. La bigiarella sceglie invece l'oriente. E durante l’estate tutto questo bel mondo si ritrova in montagna, un rifugio in cui la biodiversità e la varietà di invertebrati è ancora preservata. Gli alpeggi collaborano alla riproduzione di tutte queste specie, decisamente in diminuzione e che vale la pena proteggere.

Linotte mélodieuse, pinson des arbres, moineau friquet
Geologia
Geologia impressionnista

Dalla chabournéite, un minerale endemico del Valgaudemar, alle rocce cristalline del gneiss del Sirac, dalla depressoine di Vallonpierre formata da rocce sedimentarie allo spettacolo offerto da scisto e carniola del  Col des Chevrettes, questo giro ad anello vi catapulta nella storia. Ondulazioni e colori si dipingono davanti ai vostri occhi come una tavolozza impressonista.

Vallon Plat, Col de Vallonpierre
Rifugio
Il rifugio di Vallonpierre

Un laghetto, una bella prateria di alpeggio, il Sirac che veglia... l’atmosfera magica ispirò nel 1942 la costruzione di un rifugio a 2270 m di quota. Ma, vittima del suo successo, il rifugio fu sostituito nel 2000 da un altro, più grande, con 37 posti letto invece dei precedenti 22. Questo nuovo edificio è il primo rifugio moderno costruito senza materiali importati, ma con le pietre estratte dal luogo. La sua semplicità e il timpano in "pas de moineau" sono stati ispirati dal "piccolo rifugio", che è stato conservato e ospita l’aiuto gestore.

Le refuge et le lac de Vallonpierre
Cima
Le Sirac

Au sud du massif des Écrins, le Sirac est le dernier grand sommet avec ses 3441 m. Il se dresse fièrement tout au fond de la vallée de la Séveraisse. Régulièrement au cours de cette randonnée, vos yeux se lèveront enchantés pour saluer ce Seigneur et sa couronne. Vous passerez à ses pieds et serez surplombés par ses glaciers suspendus. Magique !

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Fauna
Crave à bec rouge

Le crave à bec rouge est un oiseau surprenant à bien des égards. Il vit près des falaises et joue avec les nuages, brisant le silence d’un cri bref, strident, presque métallique. Sollicités par l’écho venu des parois, ses comparses lui répondent. La démarche assurée et le pas cadencé, le crave à bec rouge arpente méticuleusement l’alpage en petit groupe pour y trouver vermisseaux et criquets du pâturage. Excepté quelques courtes incartades saisonnières liées à la nourriture disponible, le crave est sédentaire.

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Rifugio
Rifugio del Prato della Chaumette

La capanna pastorale di Champoléon viene costruita per gli allevatori della valle nel 1921. Fu restaurata per la prima volta nel 1972. Due anni dopo, il « Club alpin français » (CAF) ne assume la gestione per garantire un riparo agli escursionisti sempre più numerosi del GR54. Diventato troppo piccolo, il rifugio viene ricostruite nel 1979 sui ruderi di una vecchia frazione e diventa il « Pré de la Chaumette ». Le pietre da paramento sono state tagliate proprio sul sito di Chamoléon. Le imponenti pietre piatte del tetto sottolineano uno sforzo di integrazione nel paesaggio. Ancora oggi, i greggi di ovini sono « ammontagnati » alla fine di giugno e visitati una volta la settimana.

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Fauna
Merlo d’acqua

Il merlo d’acqua è facile da osservare purché si sia discreti. Vive lungo i fiumi e i torrenti di montagna. Uccellino rosso e grigio, dalla coda corta, ha il becco sfilato, una macchia bianca dal mento al petto. Questo sorprendente passera ha la particolarità di camminare al fondo dell’acqua, a controcorrente, alla ricerca di cibo. Si appiattisce e si aggrappa al fondo con le dita, apre gli occhi, protetti dall’onda da una fine membrana e individua così vermi, larve, piccoli crostacei e pesci.

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Fauna
Camoscio

Animale emblematico delle Alpi, il camoscio o « capra delle rocce » indossa delle piccole corna nere e uncinate. Alla stregua dello stambecco, è più facile da osservare col binocolo. Le capre ed i giovani maschi di un anno (« éterlous ») formano volentieri dei grandi gruppi ; al contrario, i maschi rimangono piuttosto isolati e raggiungono le femmine solo alla stagione degli amori. In inverno, i camosci hanno bisogno di molta quiete, perché dovranno sopravvivere risparmiando le loro riserve di grasso.

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Fauna
Rondine delle rocce

La rondine delle rocce indossa un piumaggio dalle tonalità beige poco contrastate. È capace di eseguire delle prodezze in volo, qualità indispensabile per catturare la grande quantità di insetti di cui si nutre. In primavera, appena ha identificato una barra rocciosa sicura, la rondine delle rocce trasporta senza tregua, col becco, fango e fili di vegetali. Con quest’unico attrezzo, fissa saldamente ogni elemento dell’edificio alla roccia grazie ad un sapiente miscuglio di saliva e di acqua.

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Storia
Paesaggi d’altri tempi

Percorrendo la valle di Champoléon avrete già avuto modo di notare lo spazio considerevole occupato dal letto del Drac. Si narra che, quando questa valle contava circa 600 abitanti (nel 1789, mentre oggi sono 110), essi si gettassero il martello da una riva all’altra di questo torrente impetuoso. L’abbondanza di manodopera permetteva di costruire e di mantenere muretti e dighe raccogliendo la terra che veniva trasportata a spalle dai lavoratori o a dorso di mulo. In seguito alle inondazioni e alle alluvioni devastanti del 1914, il Drac portò via terre e pascoli e diverse borgate, come quella di Gondouins, furono abbandonate.

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Pastoralismo
Il tardon

Il tardon è un agnello allevato negli alpeggi del massiccio degli Ecrins. Questo agnello è celebrato durante la fiera agricola di  Champolléon, che si tiene ogni autunno e che celebra la vita pastorale, riunendo allevatori, pastori e grande pubblico con un programma che va dalla vendita di pecore al mercato dei produttori, dai piatti a base di tardon agli intrattenimenti animati.

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Storia
Borels

E’ il borgo più importante del comune di Champoléon (non vi è alcuna borgata con questo nome). Sino alla prima guerra mondiale, verso il 1914, la valle viveva come in un circuito chiuso per tutto ciò che riguarda il necessario alla sussistenza quotidiana. A Borels si potevano trovare un tessitore di lana e di canapa, un mugnaio e panettiere, un fabbro, un muratore, una sarta e nelle altre borgate un sabotier, due mugnai, un segatore, un falegname ebanista, due calzolai. Questi ultimi due lavoravano a domicilio.

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Storia
Champoleon

Nel 1789, alle ventiquattro domande poste dai procuratori degli Stati Generali del Dauphiné, i Consoli di Champoléon risposero: "Champoléon si trova nel più spaventevole dei paesi del Haut-Dauphiné. Vi sono, all’interno della comunità, 16 villaggi molto isolati e incassati nella montagna … 80 famiglie e 600 anime. I tetti delle case sono tutti in paglia […] i fiumi e i torrenti provocano gravi danni". Di fatto, nel 1790, nel giorno di Ognissanti, la Chiesa di Champoléon fu distrutta da un’alluvione e una parte del cimitero scomparve, portando con sé lontano da Champoléon bare e cadaveri.

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Punto di vista
Le Aiguilles di Famourou

Scolpite da tempo e intemperie nell’arenaria del Champsaur ci si può divertire a riconoscere qui una testa con un cappello, la un animale o una gigantesca lama. Se ci si avvicina, alcune di esse paiono immobili sentinelle che vegliano, in un millenario equilibrio inquietante, sulla valle del Drac e sui colli Bayard e di Manse, verso Sud-Ovest.

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Picolo patrimonio
Il canale di Mal Cros

Sebbene dall’estate del 1819, in seguito ad una siccità particolarmente devastante, si impose l’installazione di un sistema di irrigazione per il Champsaur, i lavori di costruzione di un canale ebbero inizio solo nel 1871. Dal ghiacciaio di Mal Cros, a 2750 metri d’altitudine, fu costruito con muretti a secco e legno di larice a partire dal colle della Pisse. L’irrigazione delle colture era effettuato al livello del bacino di ripartizione delle acque tramite un sistema di chiuse. Terminato nel 1878, il canale rimase in funzione solo 27 anni, in quanto i lavori di manutenzione risultavano troppo onerosi.

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Storia
La toponimia di "Champsaur"

Al nome "Champsaur" sono attribuite una dozzina di origini. L’etimologia meno verosimile è di fatto la più carina e corrisponde a "campo d’oro", poiché Napoleone avrebbe annotato, scoprendo il paese, "Che bel campo d’oro!" Si può trovare anche il "campo delle lucertole" (sauros in greco significa "lucertola") o il "campo dei Saraceni" (campus sauracenorum) per via delle loro numerose invasioni nel territorio. Ma l’etimologia più credibile deriverebbe da "campus saurus", il campo o la campagna di Saurus, nome del proprietario terriero dell’epoca.

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Architettura
L’architettura di Champsaur

I paesaggi e le case attuali non sono frutto del caso, ma portano le tracce di uomini che, spinti più dal desiderio di favorire la funzionalità delle costruzioni rispetto al lato estetico, hanno sviluppato il miglior rapporto possibile con il loro paese. La zona nord-sud della valle del Drac, regione sovente spazzata da un vento freddo, era caratterizzata dal paesaggio a bocage e le costruzioni sono molto attaccate le une alle altre, con un muro cieco rivolto a Nord. La disposizione dei balconi, rivolti a est come a St-Michel-de-Chaillol o St-Julien-en-Champsaur, riflettono la ricerca di sole, proprio come le facciate delle case, che sono sovente dotate di un portico.

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Storia
La Cappella di Petetes

Questa cappella non solo è una notevole opera di arte popolare, ma è anche la protagonista di una curiosa storia. I "Petêtes" sono in questo caso delle statuine. Si narra che nel 1730 un pastore di nome Pascal, che a tempo perso faceva anche il muratore, iniziò a intagliare delle pietre. Continuò a intagliare per tutto l’inverno e, quando ne ebbe incise a sufficienza, cominciò a scavare e a sistemare pietra su pietra. Quando ebbe finito, la borgata di Aubérie aveva una graziosa cappella di montagna. Il pastore però, aveva creato sulla facciata della cappella delle specie di nicchie. Ricominciò a lavorare la pietra, con ancora più minuziosità e passione, poiché stava scolpendo delle statuine. Dopo ben undici anni di lavoro, nel 1741, la sua opera era finita e Pascal eresse una croce monumentale di fronte alla cappella.

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Flora
Il bocage

Il bocage, un tipo di paesaggio piuttosto diffuso nella Francia prebellica, conserva qui, a oltre mille metri di quota, un’interessante varietà, formata da un reticolo di coltivazioni, prati e boschi che si rivela assai favorevole a una gran quantità di volatili, tra cui numersoi passeri comuni (averla, stiaccino, zigolo, quaglia, torcicollo…) il cui numero in Francia è talvolta in preoccupante diminuzione. La ricchezza è quindi data dalla rarità di esemplari!

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Fauna
La ricchezza ornitologica

Trent’anni di meticolosi censimenti hanno permesso di identificare 220 specie diverse di uccelli presenti in valle. Una ricchezza eccezionale, sia per quanto riguarda la varietà del paesaggio (bocage, zone umide, boschi e alta montagna) che per la posizione del Champsaur: un territorio nord alpino ma decisamente aperto a sud verso Manse e Bayard, favorevole ai flussi migratori di garzette, alzavole, falchi cuculi, pigliamosche…

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Flora
Le colture foraggere

Quando non sono stati sconvolte dalle moderne tecniche di fertilizzazione e di insilamento queste colture possono ospitare una cinquantina di specie vegetali. Le più importanti, quali il narcissus poeticus, la barba di becco, la salvia patensis, l’onobrychis, il botton d’oro rallegrano il paseaggio alternandosi con le loro diverse variazioni di colori.

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Profilo altimetrico

Quota (m)

Min : 906 m - Max : 2664 m

Distanza (m)

 

Consigli

Fare riferimento alle raccomandazioni specifiche di ogni tappa.