Rando Ecrins

La cabane del Rif Meyol

5 h
Durata
Media
Media
Andata e ritorno
Andata e ritorno
8,6 km
Lunghezza totale
939 m
Dislivello
Utilizzo
  • A piedi
Tema
  • Fauna
  • Flora
  • Pastoralismo

Departure : Parcheggio delle cascate a Confolens o al paese di Périer

L'ascensione si sviluppa attraverso un bosco di piante resinose e arriva alla cabane del Rif Meyol. 

Nessun lago, nessun torrente impetuoso né ghiacciai, ma un anfiteatro silenzioso poco frequentato, dove la fauna e la vegetazione esuberante impressionano per ricchezza e biodiversità. Un universo selvaggio e silenzioso, sinonimo di territorio protetto. 

Bernard Nicollet, guardaparco in Valbonnais

Dopo aver imboccato un piccolo sentiero all’ingresso del parcheggio delle cascate di Confolens, questa escursione si svolge per i primi due terzi in un bosco di faggi e abeti per raggiungere un alpeggio con una vecchia baita in pietra semidiroccata dal quale il sentiero a tornanti conduce in un bosco di abeti rossi. Si raggiunge poi l’alpeggio vero e proprio, dove si confondono come in un mosaico rododendri e mirtilli, boscaglie di ontani verdi, megaforbie adenostyles, lamponi e prati di erba grassa e graminacee. Ecco raggiunto il livello subalpino, dove rari sono gli alberi in grado di nascondere la visuale su un’immensità verdeggiante circondata in lontananza da fascie rocciose. La cabane de Rif Méyol è vicina, discretamente mimetizzata tra le ondulazioni del terreno e circondata da grandi chiazze verde acceso di rabarbaro alpino.

Transport

Bus Transière. Linea 4120, Chantelouve - La Mure. Fermata a Le Perrier (paese) 

Accesso

Da la Mûre seguire la D114  per 1,5 chilometri, poi la D26 e la D526. Da Bourg D'Oisans seguire la D526. Un primo parcheggio si trova sopra il cimitero di Grissard (quota 1001 m). Possibilità di proseguire fino a la Salsette, dove si trova un secondo parcheggio in prossimità della cascata di Confolens. 

Ufficio Informazioni

Casa del Parco dello Valbonnais

Reception, informazioni, sala mostre temporanee, sala di lettura e di video-proiezione su richiesta. Shop: prodotti e le opere del Parco. Ingresso libero. Tutte le animazioni del Parco sono gratuite salvo indicazione contraria.

Place du Docteur Eyraud
38740 Entraigues

Sito web - Email - 04 76 30 20 61

Lat: 44.90153, Lng: 5.9496

Questo itinerario si snoda nella parte centrale del Parco Nazionale, siete inviatati a leggere le regole di accesso.

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Sul percorso...
Flora
Breve storia del pino e dell’abete rosso

Queste due conifere che possono raggiungere quaranta metri di altezza, non solo coesistono spesso sui versanti a bacìo delle nostre montagne, ma sono così simili tra loro da trarre in inganno. I loro antenati sono comparsi sulla terra 250 milioni di anni fa, 100 milioni di anni prima delle piante da fiori classiche, cosa che ne fa, sotto questo punto di vista, dei venerabili congeneri del bosco. Entrambi si riproducono a un’età avanzata con i semi raggruppati in coni cilindrici alle estremità dei rami.

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Flora
Pino o abete rosso

I coni del pino, inconfondibili e diritti come grosse candele, sono poco visibili tanto si trovano in alto, abbarbicati in cima all’albero. In compenso quelli dell’abete rosso penzolano in cima ai rami e cadono a terra quando raggiungono la maturità. Per quanto riguarda il fogliame, gli aghi dell’abete rosso pungono leggermente, al contrario di quelli del pino, che sono di un verde acceso così tipico da comparire sul pantone dei colori con il nome di “verde pino”.

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Fauna
Il picchio nero

Agente immobiliare del bosco, il grande picchio nero adorno di una cuffietta rossa e di un lungo becco chiaro, riduce in trucioli il tronco popolato di vermi, nel quale si sistema, si nutre e si ripara, per poi abbandonarlo lasciando il posto a inquilini opportunisti come martore, chirotteri e altri graziosi animali del bosco (civetta nana o di Tengmalm). Talvolta si possono sentire i pulcini gridare dal buco quando sentono avvicinarsi il genitore che porta loro il cibo.

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Savoir-faire
Lo sfruttamento dei boschi

I boschi di conifere sono una risorsa molto importante per i piccoli comuni di montagna, che con difficoltà dovute ai pendii e ai rilievi del terreno ne raccolgono periodicamente la legna. Camminare in un bosco subito dopo il taglio e l’esbosco della legna può trasmettere una sensazione di desolazione, ma la natura si riprende subito i suoi diritti. 

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Flora
La rigenerazione del bosco

Il bosco sul versante a bacìo si riprende rapidamente dai tagli della legna, grazie alla velocità di rigenerazione degli alberi, alla putrefazione dei detriti legnosi e alla ricolonizzazione del terreno dal parte di erba e muschio. L’uomo non è dunque il solo responsabile della rigenerazione del bosco. Dalla partenza del sentiero delle cascate di Confolens numerose radure lasciate da piante abbattute dalla tempesta del 5 gennaio 2012 ci ricordano che Madre natura a volte è crudele con i suoi figli.

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Fauna
Il francolino di monte

Fortunato chi riuscirà a vederlo, questo uccello  discreto che si nasconde tra il fogliame. Il francolino di monte, infatti, non vola e preferisce fuggire a piedi dai pericoli. Si nutre di bacche, amenti di salice e frutti del sorbo. Non meraviglia quindi che abbia scelto questo habitat!

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Fauna
Il crisomelide dell’adenostile

Questo insetto, dello stesso genere del più famoso doriforo (coleottero devastatore delle piante di patate), è particolarmente interessato alle fogie di adenostile, qualunque sia la specie di appartenenza. Questo crisomelide si caratterizza per la lucentezza delle elitre, che vanno dal blu al verde, ma possono anche avere altri colori. Durante l’estate la sua voracità e la sua impressionante proliferazione lo inducono a confezionare un “merletto vegetale” sulla pianta ospite. L’oreina cacaliae imperversa anche sulle foglie di ptasites e talvolta su quelle del benzoino o dell’imperatoria.

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Pastoralismo
Il pastoralismo bovino

Fino agli anni 1970, tutti gli abitanti delle valli di montagna possedavano qualche mucca che davano loro, latte, burro e carne. Oggi, le pecore hanno sostituito i bovini nelle valli come negli alpeggi. Tuttavia, il vallone di Rif Meyol accoglie ancora una piccola mandria di mucche autonome che stanno libere nei prati durante l’estate perchè meno vagabonde delle le pecore. Nell'alpe, il loro punto di riferimento et di raggrupamento è la capanna dove il pastore fissa il suo bestiame usando sale che sparge al suolo o su delle pietre piatte. Una manna per i camosci che approfittano di questa salina inaspettata, alora provate a stare silenziosi… quando arriverete.

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Flora
Il rabarbaro dei monaci

Il rabarbaro dei monaci o rabarbaro alpino (Rumex pseudoalpinus in latino) è il cugino di montagna del famoso rabarbaro coltivato. Fù introdotto in Europa da Marco Polo al ritorno dai suoi viaggi in Asia. Crescendo nell’altipiano subalpino, questo incondizionale dei pascoli estivi per bestiame, impressiona e impedisce ogni altra pianta alpina di crescere. Soltanto l'ortica riesce ad interferire sul suo territorio. Oggi, senza utilità per il camminatore, potrà anche bagnarlo fino alle coscie con la rugiada del mattino. Al medioevo, i piccioli delle sue foglie erano usati come cibo acido per i contadini e il resto era dato ai loro maiali.

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Profilo altimetrico

Quota (m)

Min : 1120 m - Max : 2054 m

Distanza (m)

 

Consigli

Per gli escursionisti mattinieri ghette consigliate, per ripararsi dall’abbondante rugiada.