Rando Ecrins

Il vallone di Chargès

9 h
Durata
Difficile
Difficile
Andata e ritorno
Andata e ritorno
19,5 km
Lunghezza totale
1774 m
Dislivello
Utilizzo
  • A piedi
Tema
  • Colle
  • Fauna
  • Pastoralismo

Departure : Les Gourniers, Réallon

In primavera, il vallone fiorito si orna di tutti i colori. Porta al colle della Règue, che significa in dialetto, « gregge ».

La parte inferiore dei versanti, di colore verde, spicca sul grigio-marrone dell’alto delle cime. La freschezza dell’erba accentua l’austerità della roccia, a volte ancora spolverata di neve. Per quanto riguarda il torrente, anima l’incavo del vallone in cui non è raro incontrare una mucca che vi si sta abbeverando.

Dal parcheggio dei Gourniers, attraversare la frazione e seguire il sentiero fino alla « Chapelle-Saint-Marcellin ». Il sentiero s’incammina poi sul pendio fino a una passerella « Pont la Claie) poi risale alla capanna di « Pré d’Antoni ». Proseguire fino a un torrente (passerella). Risalire un pendio erboso per accedere ad un ripiano ed alla fonte di Chargès. Dalla fonte, seguire le draglie (sentieri creati dal passaggio dei greggi) e varcare un piccolo ruscello proveniente da una cascata. Il cammio serpeggia fino al colle, segnalato da rombi rosssi e da mucchi di pietre.

Accesso

Da « Savines-le-Lac », subito dopo il ponte, prendere la strada di Réallon. Seguire le indicazioni del cartello « Parc national des Ecrins », fino alla frazione dei Gourniers, al fondo della valle.

Ufficio Informazioni

Centro informazioni dei Gourniers (apertura estiva)

Les Gourniers
 Réallon
Tél : 04 92 44 30 36
embrunais@ecrins-parcnational.fr

Les Gourniers
05160 Réallon

Sito web - Email - 04 92 44 30 36

Lat: 44.61608, Lng: 6.33363

Questo itinerario si snoda nella parte centrale del Parco Nazionale, siete inviatati a leggere le regole di accesso.

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Sul percorso...
Geologia
Marmitta di gigante

L’espressione « marmitta di gigante » una cavità scavata da un corso d’acqua nella roccia. Qui, le acque e i ciottoli del torrente di Chargès turbinano scavando e levigando la parete, dandole così una forma spettacolare.

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Fauna
Picchio nero

Questo strano uccello nero dal casco rosso e dal lungo becco chiaro è il picchio più grande delle Alpi. È difficile da osservare perché è molto solitario e sfiducioso. Per`, grazie ai numerosi indizi che rivelano la sua presenza, è possibile identificare il suo canto e le sue grida tipici e sonori. Tambureggia senza tregua per difendere il suo territorio o per trovare degli scoliti o delle formiche carpentieri.

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Fauna
Cincia dalla coda lunga

È facile riconoscere questa cincia grazie alla sua pallina di piume tinteggiate di bianco, nero, marrone e rosa, prolungata da una coda molto lunga. Poco selettiva, si adatta a diversi ambienti forestali purché siano densi. Anche se è più comune in pianura, è tuttavia presente anche in montagna fino a quota 2000 nelle Alpi. Al contrario delle altre cencie, la cencia dalla coda lunga annida in un nido sferico ed elastico che ingrandisce man mano che i piccoli crescono.

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Fauna
Zigolo pazzo

Lo zigolo pazzo è una specie piuttosto montanara e meridionale. Nella brutta stagione, migra verso le valli o le pianure. In primavera, dall’alto di un cespuglio, il maschio lancia il suo grido piacevole ma poco sonoro e difficile da notare. Se si è discreti e attenti, è possibile a volte sentire i suoi « tsip » acuti e brevi.

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Fauna
Tichodroma muraria

Discretamente aggrappata ad una parete grazie alle sue lunghe dita provviste di unghie, la tichodroma muraria prospetta, alla ricerca di insetti e ragni che il suo lungo becco fine e ricurvo le permette di sloggiare. Unica rappresentante della famiglia dei « tichodromadidés », « l’arrampicatore di muri » è infeudato alle pareti verticali di montagna in cui trova vitto e alloggio. Specie poco timorosa, emblematica delle regioni di montagna, la tichodroma muraria si avvicina talvolta ai paesi in inverno.

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Fauna
Circaète Jean-le-Blanc

Non appena la primavera è di ritorno, risuonano da sopra il campanile delle grida acute. Bisogna alzare gli occhi per ammirare due grandi uccelli che volano insieme, alternando voltigia e surplace nel cielo, come due aquiloni argentati che giocherebbero col vento. La loro sagoma chiara, tozza e la loro testa più scura permettono di identificarlo. Si nutre principalmente di rettili (lucertola e serpente) che cattura dalla testa, che può rigurgitare poi al pulcino che sta allevando.

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Fauna
Crave à bec rouge

La falaise qui surplombe le sentier au-delà de la chapelle Saint Marcellin abrite plusieurs couples de crave à bec rouge, fidèles à leur territoire. De la famille des corvidés, il ressemble beaucoup au chocard à bec jaune. Les différencier par la silhouette demande un peu d’expérience mais le bec est le bon critère : rouge, long et incurvé pour le crave, jaune et court pour le chocard. Jouer avec l’air en piqués, vrilles et loopings est sa spécialité.

Crave à bec rouge en vol
Fauna
Rondine delle rocce

La rondine delle rocce indossa un piumaggio dalle tonalità beige poco contrastate. È capace di eseguire delle prodezze in volo, qualità indispensabile per catturare la grande quantità di insetti di cui si nutre. In primavera, appena ha identificato una barra rocciosa sicura, la rondine delle rocce trasporta senza tregua, col becco, fango e fili di vegetali. Con quest’unico attrezzo, fissa saldamente ogni elemento dell’edificio alla roccia grazie ad un sapiente miscuglio di saliva e di acqua.

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Fauna
Camoscio

Animale emblematico delle Alpi, il camoscio o « capra delle rocce » indossa delle piccole corna nere e uncinate. Alla stregua dello stambecco, è più facile da osservare col binocolo. Le capre ed i giovani maschi di un anno (« éterlous ») formano volentieri dei grandi gruppi ; al contrario, i maschi rimangono piuttosto isolati e raggiungono le femmine solo alla stagione degli amori. In inverno, i camosci hanno bisogno di molta quiete, perché dovranno sopravvivere risparmiando le loro riserve di grasso.

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Fauna
Cincle plongeur

Le cincle plongeur est facile à observer à condition d'être discret. Il vit le long des rivières et des torrents de montagne. Petit oiseau roux et gris, à la queue courte, il a le bec effilé, une tache blanche du menton à la poitrine. Cet étonnant passereau a la particularité de marcher au fond de l'eau à contre-courant, en quête de nourriture. Il s’aplatit et s’agrippe au fond avec ses doigts, ouvre ces yeux, protégés des flots par une fine membrane et repère alors vers, larves, petits crustacés et poissons.

Cincle plongeur
Fauna
Pipit spioncelle

Ce petit oiseau de la famille des Passériformes peut rester invisible en voletant à contre jour dans le bleu du ciel. Il est donc très discret. Par contre, il sait se faire entendre en criant son nom : « pi-pit-pipit-pipit-pipit » et tout à coup, à l'apogée de son vol, il se laisse glisser vers le sol, les ailes déployées en parachute tout en émettant un « piiiiii » jubilatoire ! Posé dans l'herbe de l'alpage, il devient difficile à distinguer parmi les touffes de la grande fétuque.

Pipit spioncelle en plumage d'hiver
Pastoralismo
Drailles

Visibles aux alentours de la cabane de Chargès, les drailles sont des sentiers formés par le passage des troupeaux d'ovins ou de bovins. Dans cet alpage, elles ont été tracées par les vaches appartenant à plusieurs éleveurs de Réallon. A l'occasion de la montée des bêtes en alpage, le 14 juillet, une messe est célébrée à la cabane de Chargès avec la participation d'environ 80 personnes. 

Fauna
Traquet motteux

Fin avril, sur le sol de l'alpage, la neige fond progressivement. Les rochers servent de perchoirs au traquet motteux, tout juste revenu de sa migration. Le mâle apparaît le premier : en plumage nuptial, il a la tête et le dos gris, un masque de Zorro sur les yeux, ventre blanc et ailes sombres. Il se reconnaît facilement en vol à son croupion blanc et au T noir qui se dessine sur sa queue. La femelle est plus pâle et moins contrastée. Souvent postés sur une proéminence, ils surveillent les alentours à la recherche d'insectes.

Traquet motteux femelle en automne

Profilo altimetrico

Quota (m)

Min : 1471 m - Max : 2693 m

Distanza (m)

 

Consigli

Tra « la Chapelle-Saint-Marcellin » e « le pont-la-Claie », delle cadute di sassi sono possibili, in particolare quando piove molto. L’itinerario viene allora sconsigliato. La fine del sentiero, che attraversa l’alpeggio, non è sempre molto visibile. Seguire i mucchi di sassi. Stare attenti di fronte ai nevati persistanti sulla parte inferiore del colle.

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