Rando Ecrins

Il rifugio di Tourond

2 h 30
Durata
Facile
Facile
Andata e ritorno
Andata e ritorno
6,2 km
Lunghezza totale
424 m
Dislivello
Utilizzo
  • A piedi
Tema
  • Fauna
  • Rifugio
  • Storia ed architettura

Departure : Les Fermons, Champoléon

Gita in famiglia per scoprire i paesaggi frequentati dagli stambecchi ed approfittare di una pausa al rifugio del Tourond.

Sulla riva destra, falesie di gres e di calcare dominano la foresta del versante in ombra mentre di fronte, dal lato del sentiero, praterie e lande percorse dagli stambecchi ricoprono fino ad una certa quota delle rocce di diverse origini  vulcaniche con la spilite, sedimentarie per quanto riguarda la dolomia o magmatica con il granito.

A partire dai tre cartelli di informazioni del « Parc national », prendere a destra la strada e girare poco dopo a sinistra sul sentiero che costeggia una cappella e sale progressivamente in direzione del rifugio del Tourond. Il sentiero sovrasta il torrente poi se ne avvicina fino ad un bivio con l’itinerario che sale al colle di Venasque. Prendere allora a destra il sentiero che raggiunge, dopo una serie di tornanti, il rifugio, che è visibile furtivamente sopra. Tornare dallo stesso itinerario.

Transport

Fermata autobus : Les Fermons
Orari : www.05voyageurs.com

Accesso

A 3 km dalla pianura di Chabottes sulla D944, attraversare « Pont du Fossé », poi, a un bivio dopo il ponte dei Corbières, prendere a sinistra la D944A nella valle di Champoléon. Infine prendere a sinistra in direzione « Les Fermons ».

Ufficio Informazioni

Casa del pastore

Situato nella valle di Champoléon questo centro di interpretazione alpino culture pastorali presenti vita intorno a un pastore. Una mostra, attività educative, di formazione, azioni per la professione di pastore e di molte altre cose da scoprire. Durata della visita circa 1:30.

Les Borels
05260 Champoléon

Sito web - Email - 04 92 49 61 85

Lat: 44.7206, Lng: 6.26106

Questo itinerario si snoda nella parte centrale del Parco Nazionale, siete inviatati a leggere le regole di accesso.

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Sul percorso...
Flora
Acero campestre

« Campestre » suggerisce parcelle coltivate e campi in fiore, piste e cammini ombreggiati, lavoro per gli uni e passeggiata per gli altri. Si tratta di un piccolo albero folto con delle foglie a cinque lobi arrotondati e delle samare le cui ali indicano direzioni opposte. L’acero campestre non è esigente per quanto riguarda l’umidità del terreno, sopporta il freddo e la siccità. In condizioni difficili, è solo un albero piccolo che sviluppa spesso degli spigoli sugherosi sui suoi rami ma, in un terreno ricco, può raggiungere un’altezza di una ventina di metri. È anche un’ottima pianta da miele, che può essere valorizzata dalla vicinanza di un apiario.

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Flora
Pioppo tremolo

La foglia del tremolo, arrotondata, dalla frangia sinuoso, è attaccata ad un lungo peduncolo molto appiattito che la rende sensibile al minimo soffio : un clicchettio di foglie è molto audibile quando il tempo è sereno. Il tronco, slanciato, ha la pelle liscia di un bel grigio verde. Con l’età, la scorza del piede si ispessisce, si screpola e diventa più scura. I tremoli sono maschi o femmine. I gattini che pendono, marroni per i maschi, verdi per le femmine, precedono la crescita delle foglie. Il tremolo invade tutti gli spazi che non sono lavorati, pascolati o falciati, abbandonati. La sua propagazione è rapida data la sua capacità a moltiplicarsi per via sotterranea in polloni numerosi ed intrepidi.

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Flora
Nocciolo

Quest’arbusto a cespuglio, alto dai 3 ai 5 m, anche chiamato «coudrier » (avellano), prospera nei boschi cedui, siepi e sodaglie da pianura e da bassa montagna. La nocciola, chiusa nel suo bozzolo ornata da un baccello campanulato ed erbaceo, rappresenta la fecondità, ed è anche il simbolo della pazienza. Infatti, nove mesi trascorreranno dal fiore molto precoce al frutto autunnale. I minuscoli fiori maschi, raggruppati a gattini penzolanti molto visibili alla fine dell’inverno, ed i fiori femmina, serrati in un piccolo germoglio marrone dalla testa cinta di un elegante piumino rosso, si ritrovano sullo stesso ramo.

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Flora
Melo selvatico

Presente sia un po’ dappertutto e un po’ da nessuna parte, il melo selvatico non è ne esigente né conquistatore. Alto dagli 8 ai 10 m, l’albero dalla scorza grigio chiaro e dalla cima arrotondata è talvolta spinoso. Al contrario del melo domestico, le sue foglie, più piccolo e più toned, diventano perfettamente glabre sopra e sotto alla fine della stagione. I suoi fiori rosa si aprono in primavera e danno in autunno dei piccolo frutti verde giallo, più raramente rossi, dal sapore molto acidulo.

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Flora
Frassino comune

Il frassino comune apprezzo i posti freschi ed ombreggiati. Cresce frequentemente lungo i corsi d’acqua. Ma in montagna, è l’albero dei boschetti per eccellenza. Per alcuni, il suo nome deriverebbe dal greco « phraxis », che significa siepe. Qui, nel vallone del Touron, colonizza i pendii meno curati. I suoi rami opposti finiscono con dei grossi germogli molto neri. I suoi fiori appaiono prima delle sue foglie e daranno delle samare che turbineranno in autunno.

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Flora
Sorbo bianco

L’ « alouchier » (altro nome dell’ « alisier » bianco) può raggiungere una ventina di metri. Molto adatto al clima montano, sopporta la siccità ed i grandi sbalzi di temperatura. In tutte le montagne francesi, lo troverete fino al limitare del piano subalpino, sia nei ghiaioni che nelle radure. Le sue foglie presentano un contrasto importante di tessitura e di colore tra le due facce, mentre la parte di sopra è verde scuro, liscia e lucida, la parte di sotto è coperta da una pelosità molto densa e molto corta, color neve, il che spiega il suo nome di sorbo bianco. Le sue foglie sono spesso ritagliate alla loro estremità.

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Flora
Marasco

Eccoci fra ombra e luce di fronte al marasco, un bell’albero, molto comune dalle nostre parti, il cui fusto molto dritto può raggiungere dai 20 ai 25 m di altezza. Viene anche chiamato ciliegio degli uccelli per il successo dei suoi piccoli frutti rossi e dolci presso gli uccelli. Sta bene in tutti i posti in cui può affondare le sue radici in terreni profondi dalla buona ritenzione idrica, in particolare al ciglio delle foreste e nelle siepi. Le sue grandi foglie ovali e dentate sfoggiano colori sgargianti in primavera, passando dal bronzo al verde scuro, e si colorano in autunno di giallo poi di rosso. La sua scorza dall’aspetto satinato va osservata da vicino : vi si scoprono delle fini striscie orizzontali che lasciano indovinare un legno prezioso ancora molto utilizzato dai liutai, dagli ebanisti e dai tornitori quando cresce in condizioni favorevoli.

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Flora
Larice d’Europa

Dotato di una tavolozza di colori molto ricca, cangiante nel corso delle stagioni, il larice è stato designato come l’albero di luce. Sin dalla primavera, tinto di verde tenero, si lascia accarezzate perché i suoi aghi sono morbidi. I suoi rami si ornano di gattini femmina, di un colore ribes, e di gattini maschi di un giallo discreto. Campionario dell’autunno, suscita la meraviglia per la ricchezza dei suoi ori ma quando giunge l’inverno, privo dei suoi aghi, prende un aspetto morto e rinsecchito. Il larice, dal legno rosso-marrone e dall’abbondante resina ambrata, unico conifero che perde le sue foglie, arrampica all’assalto delle cime.

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Fauna
Lo stambecco in estate

I maschi formano dei gruppi ed esplorano il massiccio alla ricerca di nuovi territori . All’inizio dell’estate, le femmine (« étagnes ») figliano un piccolo nelle cengie erbose e rocciose del massiccio. In seguito, si raggruppano in « nursery » sui versanti alti.

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Fauna
Lo stambecco in autunno

Le prime nevi di autunno portano di nuovo gli stambecchi, soprannominati « i becchi delle pietre », verso le zone di sverno, di solito i grandi versanti esposti a sud. Il pelame varia da beige a cioccolato secondo le stagioni ed il sesso. Maschio e femmino portano ambedue delle corna ornate di anelli che crescono durante tutta la loro vita.

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Fauna
Lo stambecco in inverno

In inverno, la femmina ed il maschio si ritrovano per l’estro annuale che garantisce la perennità della specie. Le barre e le cengie scoscese accolgono allora le bande. Dato che l’erba secca è meno nutriente che non in primavera, lo stabecco sopravvive solo grazie alle riserve accumulate in estate. Trascorre tanto tempo a spostarsi quanto in estate, ma ne dedica di più alla sua alimentazione, a scapito del suo riposo.

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Fauna
Lo stambecco in primavera

In primavera, l’erba nuova riporta gli stambecchi indietro sugli alpeggi più in giù e le praterie del fondovalle, vicino alle zone di sverno. Le bande di maschi si ricompongono e gareggiano per garantirsi una posizione sociale. È in questa stagione che è più facile scorgerlo. Per non disturbarli, allontanatevene non appena alzano la testa per osservarvi. Questo comportamento ci permette di capire che l’animale è disturbato dalla nostra presenza.

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Fauna
Lo stambecco, una specie superstite

Di fronte ad un pericolo, lo stambecco non fugge : si ripara in una parete rocciosa dove pensa di essere al sicuro. Questa strategia gli ha permesso per millenni di fuggire ai predatori terrestri. Ma si è rivelata inefficace di fronte all’uomo dopo l’invenzione della balestra e del fucile. Risultato : lo stambecco ha rischiato di scomparire nell’Ottocento. La specie ha sopravvissuto solo grazie alla protezione operata dall’Itala che ha creato una riserva reale nella zona che sarebbe poi diventata il Parco nazionale del Gran Paradiso, che ospitava l’ultima popolazione di stambecchi delle Alpi.

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Flora
Sorbo degli uccellatori

Le foglie pennate a foglioline dentellate del sorbo degli uccellatori ondeggiano dolcemente nella brezza e giocano con i raggi del sole in questo bosco chiaro dalle essenze miste. I Corimbi di bacche rosso vivace aggiungono un tocco di colore a quest’ambiente autunnale fresco e riposante. Quest’albero che può raggiungere 20 m di altezza è abbastanza comune in tutta l’Europa, dalla Sicilia al cerchio polare. Negli Ecrins, il sorbo degli uccellatori cresce molto bene nei versanti in ombra. Nelle Alpi del sud, questa specie può venire confusa con il sorbo domestico, più termofilo, dai germogli glabri e viscosi e dai frutti brunastri, massicci e a forma di père.

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Pastoralismo
Uno spazio di stoccaggio

Fino all’inizio del secolo scorso, gente e bestie della valle venivano ad « immontagnarsi » nel paese del Tourond per l’estate. Gli ovini pascolavano l’erba fresca dei pascoli fino ai nevati. Intorno al rifuio, le vecchie pietraie sono la memorio di un intenso passato agricolo. Alcuni mucchi di pietre delimitavano le parcelle da falciatura per proteggerle dalle pecore. Lo chalet era riservato allo stoccaggio del fieno raccolto vicino agli chalets.

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Fauna
Reinserimento dello stambecco

Alla fine dell’Ottocento, lo stambecco è stato salvato in extremis dalla scomparsa. Nel massiccio degli Ecrins,ci sono state quattro reinserzioni, la prima nel 1959 nel Combeynot. Nel 1977, un reinserimento nell’Embrunais, preparata male, non riuscì, al contrario di quella del 1989-1990 nel Valbonnais. Nel 1994 e nel 1995, una trentina di individui prelevati nel « Parc national de la Vanoise » sono stati reinseriti nella valle di Champoléon. Da allora, i tre focolai di popolazioni si sono sistemati ed investono progressivamente le valli del massiccio.

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Flora
Acero sicomoro

Varietà montana dal radicamento profondo, l’acero sicomoro accompagna volentieri faggi e pini all’assalto delle vette. Sul versante nord, forma con l’olmo montano ed il tiglio dalle grandi foglie, l’acerata su ghiaioni. Questo grande albero, che può raggiungere 30 m di altezza, assomiglia un po’ al platano per la sua scorza ed il taglio delle sue foglie dai cinque lobi appuntiti. Ma se ne distingue facilmente per la sua ramificazione opposta e per la sua singolarità dei suoi frutti, le samare. In primavera, il suo fogliame precoce permette di distinguerlo dagli altri alberi ancora nel torpore dell’inverno.

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Fauna
Studio dello stambecco

Nel 2013, un’importante operazione di cattura per segnare ed attrezzare degli stambecchi con un collare GPS viene organizzata nello Champsaur, nel Valbonnais e nell’Oisans. Di una durata di vita di circa tre anni, questi collari GPS permettono diverse registrazioni di localizzazione al giorno ed una trasmissione quotidiana dei dati tramite satellite.

La raccolta di questi dati permetterà di conoscere meglio gli spostamenti degli animali e di realizzare un bilancio sanitario sulle popolazioni reinserite nel parco nazionale.

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Profilo altimetrico

Quota (m)

Min : 1363 m - Max : 1674 m

Distanza (m)

 

Ulteriori informazioni